#05 Sul bus, che storia! - Assenza

ASSENZA

di Viviana Tenga


«Alberti!»
«Presente» rispose Paola, lanciando un’occhiata obliqua alla nuova professoressa di italiano. Sulla trentina, minuta, con un’aria nervosa, forse perché era la prima volta che aveva una classe da portare alla maturità.
«Amerio!» proseguì l’insegnante, ma Paola già non l’ascoltava più.
Il nodo che sentiva allo stomaco sembrava risucchiare ogni sensazione. Tornò a chiedersi come fosse possibile non aver versato nemmeno una lacrima al funerale di Fabio due giorni prima. L’immagine della bara balenò nella sua mente, seguita dalle foto della moto distrutta sul giornale locale.
Si sentiva uno schifo, a non aver pianto al funerale di Fabio. Ripensò ai pomeriggi passati a giocare insieme da bambini, ma si accorse con orrore che le apparivano distanti. Deglutì in silenzio, mentre la professoressa chiamava il nome di Farelli.
Sentì il cellulare vibrare nello zaino. Un messaggio di Alex che le chiedeva di vedersi nel pomeriggio.
Ad Alex aveva sempre dato fastidio che lei frequentasse Fabio, non importava quante volte Paola gli avesse spiegato che si conoscevano da quando avevano tre anni ed erano solo amici. Fabio le aveva sempre detto che Alex non era il ragazzo giusto per lei.
Il nodo allo stomaco si fece più stretto mentre rifletteva su quanto poco avesse visto Fabio durante l’estate, in quelli che erano stati gli ultimi mesi della sua vita. E tutto perché Alex era geloso e lei non aveva voglia di litigarci.
Il bidello entrò con una circolare e l’appello si fermò a Serini.
Avevo promesso a Chiara di accompagnarla a cercare un regalo per sua sorella… scrisse Paola. Sapeva che a Chiara non importava della sua presenza, voleva solo cercare di distrarla, ma le stava bene.
Pochi secondi dopo arrivò una faccina arrabbiata.
Le tue amiche dovrebbero mettersi in testa che sei fidanzata e non puoi essere sempre a loro disposizione.
Paola sospirò.
Senti, una settimana fa è morto il mio migliore amico, lasciami in pace, digitò, ma non trovò il coraggio di inviare il messaggio e lo cancellò. Alex si sarebbe imbestialito. Non aveva le forze per affrontare la cosa.
«Tario!» riprese la professoressa.
Le balenò nella mente un ricordo lontano. Lei che piangeva al parco, dovevano essere i primi anni delle elementari, Fabio preoccupato che la consolava. Non ricordava cosa fosse successo, ma era stato la conseguenza di qualcosa da cui Fabio aveva cercato di dissuaderla.
«Prometti che d’ora in poi segui sempre i miei consigli» le aveva detto lui; Paola aveva promesso.
Non aveva quasi visto Fabio nei sui ultimi mesi di vita perché Alex era geloso.
Le dita si mossero da sole a digitare un nuovo messaggio.
«Zunini!»
Un silenzio imbarazzato calò nell’aula. Il registro era stato preparato prima dell’incidente, nessuno aveva fatto cancellare il nome di Fabio. La professoressa nuova aveva letto meccanicamente senza rendersi conto.
«Ehm…» tossicchiò qualcuno.
Lasciami in pace e non farti più sentire.
«Presente» disse Paola, mentre inviava il messaggio. «Fabio Zunini è presente.»


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