Gli zuccheri costituiscono un’importante fonte di energia per il nostro organismo. Tuttavia, bisogna andarci piano con le dosi. Una corretta alimentazione prevede sempre equilibrio e armonia tra i vari elementi nutritivi.

Il consumo sproporzionato di zuccheri può avere gravi conseguenze sulla nostra salute: può provocare, infatti, obesità, diabete, aterosclerosi, colesterolo alto e ipertensione.

A livello psico-emotivo, inoltre, si può andare incontro a un aumento di ansietà, depressione, instabilità emotiva, iperattività, irascibilità e difficoltà nella concentrazione.

Gli esperti parlano di una vera e propria dipendenza da zuccheri, in quanto il funzionamento del rapporto che molte persone hanno con gli zuccheri somiglia molto a quello che lega i tossicodipendenti alle droghe.

Quando mangiamo cibi con grosse quantità di zuccheri, il nostro organismo rilascia oppioidi endogeni nel sistema nervoso, di conseguenza, ci sentiamo appagati e sereni.

Questo meccanismo è universale, eppure, spesso i bambini rappresentano la fetta di popolazione più sensibile al sapore dolce del cibo. E una parte della colpa è da attribuire ai genitori!

Quante volte abbiamo premiato i nostri bambini con un pezzo di cioccolato, un pacco di caramelle, o uno di quei dolci pieni di calorie vuote che compriamo solo per le occasioni speciali?

Abituare i bambini a pensare in questi termini, ovvero, ricompensarli abitualmente con del cibo fondamentalmente tossico, equivale a formare degli adulti inconsapevoli.

Gli effetti degli zuccheri sui più piccoli

Come facciamo a sapere se i nostri bambini hanno sviluppato una dipendenza da zuccheri? beh, gli effetti sono visibili sia sulla psiche che sul fisico.

Nella maggior parte dei casi, si mostrano particolarmente iperattivi. Abbiamo detto, infatti, che un consumo esagerato di zuccheri può provocare iperattività.

Molto spesso, inoltre, i più piccoli non hanno modo di sfogare le loro energie come si deve, per cui tendono ad accumulare una certa tempra che può indurli a diventare nervosi e irritabili.

Per quanto riguarda gli effetti sul fisico, ovviamente, i bambini non sono immuni da tutti i rischi che abbiamo menzionato dall’inizio, compresi i disturbi alimentari come l’obesità.

La maggior parte dei cibi estremamente zuccherati non sono nutrienti, tutto ciò che fanno è favorire la formazione di grasso in eccesso che si va a depositare sul tessuto adiposo.

Secondo alcuni studiosi, la dipendenza da zuccheri può causare anche un calo di attenzione. Troppo zucchero, infatti, fa male al cervello poiché sconvolge le funzioni cognitive. Questo può danneggiare i più piccoli in maniera significativa, ad esempio, durante le ore scolastiche!

Alcune note per gli adulti

Come comportarsi dinanzi a tale situazione? Per prima cosa, bisognerebbe abituare i piccoli alla corretta alimentazione sin da subito.

I neonati, attraverso il latte materno, assumono la quantità sufficiente di zuccheri. È importante, dunque, non zuccherare il latte o altre bibite e alimenti fino ai sei mesi di vita.

Ovviamente, il discorso è lo stesso per quanto riguarda lo zucchero sul ciuccio: la risposta è decisamente no!

I bambini imparano dagli adulti!

Create una casa sugar-free, e insegnate loro a mangiare sano, mangiando sano. È importante anche scegliere prodotti freschi e non confezionati: lo zucchero è ovunque, si nasconde anche nei cibi salati.

Per cui, è bene stare il più alla larga possibile dagli alimenti impacchettati e già pronti. Vi consigliamo, poi, di imparare a leggere con attenzione le etichette alimentari. Non solo gli zuccheri si nascondono ovunque, ma sono tanti i termini utilizzati: glucosio, fruttosio, saccarosio, destrosio…

Insomma, per fermare la dipendenza da zuccheri non basta non comprare più la nutella, e non è sufficiente scartare gli alimenti che portano sull’etichetta la parola “zucchero”.

Molto probabilmente, sin da quando avete cominciato a leggere questo articolo vi state chiedendo la seguente domanda: quali sono i sostituti dello zucchero bianco?

Ebbene sì, esistono alcune possibilità di rimpiazzare lo zucchero da tavola, ma non è detto che siano sempre salutari! è importante informarsi sempre sulla provenienza dei prodotti.

Comunque, suggeriamo sia per voi che per i vostri bambini la stevia, lo zucchero di cocco, lo sciroppo d’acero, la melassa e il succo d’agave: tutti ingredienti dolcificanti come lo zucchero, ma ricchi di sostanze nutritive e poco (o per niente) processati.

HIIT: nuove frontiere del fitness moderno

Dal 2013 l’American College of Sports Medicine (ACSM) lo ha elencato tra i migliori trend di fitness – ed e’ stato effettivamente il trend di fitness più importante nel 2018 -, le sue lezioni sono ormai un appuntamento fisso nelle palestre di tutto il mondo e la sua popolarità e’ in continua crescita.

Si parla di HIIT. Ma cos’è e in cosa consiste?

Acronimo di High Intensity Interval Training, l’HIIT e’ un metodo di allenamento che prevede la ripetizione di sessioni ad alta intensità seguite da intervalli di recupero, che hanno lo scopo di stimolare il metabolismo e di massimizzare l’apporto di ossigeno.

In parole povere, questo tipo di allenamento consiste nell’alternare brevi periodi di sforzo fisico molto (molto!) intenso, e a massima frequenza cardiaca, a periodi di recupero o riposo per riportare la frequenza cardiaca alla normalità.

Variante più intensa (come suggerisce il nome stesso) del più’ famoso Interval Training, l’HIIT alterna quindi un allenamento di tipo aerobico (che sfrutta prevalentemente grassi) ad uno di tipo anaerobico (che sfrutta principalmente carboidrati), mettendo così in attività tutti i sistemi energetici.

Il risultato è un notevole aumento della resistenza e un consumo di grasso corporeo maggiore rispetto a quello che produce il classico allenamento aerobico a bassa intensità. Piu forti, più resistenti, più magri!

Protocolli HIIT

L’HIIT si compone di diversi metodi di allenamento, o protocolli (o tabelle di allenamento, per utilizzare una terminologia più nota). E’ fondamentale individuare la formula che meglio risponde alle caratteristiche del singolo: peso, età e condizionamento fisico.

Ogni protocollo viene poi ulteriormente personalizzato ad hoc per il praticante.

Trattandosi di un allenamento ad altissimo impatto sul fisico, e’ infatti cruciale essere seguiti costantemente e da una mano esperta, non solo nel momento dell’attività ma prima (nella fase preparatoria) e dopo (a riposo).

I diversi protocolli differiscono nella durata dell’esercizio, nell’intensità, nei metodi di recupero (passivo o attivo) e nello strumento di allenamento utilizzato (corsa, corpo libero …).

Tra i vari metodi esistenti, vale la pena di menzionare il protocollo Tabata.
Variante estrema dell’HIIT, questo metodo prende il nome dal suo ideatore, lo scienziato giapponese Izumi Tabata, il quale, dopo aver condotto una serie di studi su un gruppo di studenti, ha ideato una tipologia di allenamento estremamente intensa ma assolutamente efficace in termini di diminuzione di grassi e potenziamento muscolare.

HIIT si o no? Alcune considerazioni

Per quanto universalmente riconosciuti i vantaggi di questo tipo di allenamento, individuati principalmente nei suoi effetti più rapidi rispetto ad un’attività “tradizionale”, e’ altresì vero che si tratta di un training molto intenso e quindi particolarmente impattante sul fisico, a tutti i livelli (muscolare, cardiaco, respiratorio, energetico …).

E’ bene quindi fare alcune valutazioni generali prima di cimentarsi in questa attività.

HIIT non è per tutti

Condizione fondamentale per praticare questa tipologia di training e’ avere un fisico adeguatamente preparato e allenato.

Trattandosi di un metodo molto intenso e particolarmente faticoso, i rischi che potrebbero verificarsi su un individuo sedentario sono molto alti.

HIIT non si improvvisa

Molto più che in altri sport o pratiche fisiche, l’HIIT predilige la qualità anziché la quantità.

E’ bene quindi definire un programma ad hoc che utilizzi in maniera alternata i gruppi muscolari e le rotazioni di attività.

Il “prima” e “dopo” contano come il “durante”

Per praticare correttamente l’HIIT e’ bene considerare l’importanza delle fasi preparatorie e di recupero.

Anche se si è portati a pensare che il dimagrimento sia prodotto “solo” dallo sforzo, bisogna invece ricordare che per fare uno sforzo veramente intenso bisogna anticipare con un adeguato riscaldamento e per recuperarsi bene bisogna fare anche un defaticamento adatto.

L’HIIT e’ quindi un’attività complessa che va praticata con consapevolezza, coscienza ma soprattutto sotto la guida di esperti. Solo così e possibile ottenere i risultati sperati e non rischiare di soccombere alla moda del fitness.

Tutti i giorni siamo bombardati da informazioni che possono facilmente nuocere la nostra salute mentale e la nostra tranquillità d’animo.

Cos’è che ci stressa precisamente? il lavoro, i colleghi, i figli, le decisioni, il sovraccarico di impegni, gli imprevisti… e chi più ne ha, più ne metta!
Persino quando tutto sembra andare per il verso giusto, c’è sempre qualcosa che ci attanaglia.

Perdiamo il lavoro, e quindi siamo stressati perché non siamo più finanziariamente indipendenti.

Abbiamo un lavoro che ci permette di vivere come vogliamo, ma siamo stanchi di sopportare le chiacchiere dei nostri colleghi e l’atteggiamento autoritario del nostro titolare.

Amiamo la nostra famiglia, però non ne possiamo più di accompagnare tutti i giorni i figli a scuola, a nuoto, a casa degli amici. Gli impegni giornalieri ci incupiscono, la routine ci atrofizza.

E vogliamo parlare dei mille messaggi che riceviamo ad ogni ora del giorno? essere costantemente rintracciabili è, senza ombra di dubbio, fonte di stress e ansia; e, anche se non ce ne accorgiamo, subiamo pesantemente le conseguenze di questa nuova modalità di comunicazione.

Insomma, chi più chi meno, siamo tutti quotidianamente impegnati nel contrastare lo stress quotidiano. Ma siamo sicuri che sappiamo davvero come proteggerci da ciò che ci rende tesi e affaticati?

Dietrofront, smettiamola di scappare dallo stress!

In linea di massima, si pensa che lo stress sia un mostro dal quale dobbiamo difenderci, scappando o nascondendoci.

Ciò che comunemente è considerato giusto fare è reprimere la tensione, sopraffare le preoccupazioni e calpestare l’energia che viene rilasciata nei momenti di sconforto.

In realtà, diversi studi hanno dimostrato che l’atteggiamento ostinato e testardo con il quale cerchiamo di eliminare le cause di stress, non funziona.

È stato osservato che ad essere nocivo per la salute non è tanto lo stress in sé, ma come ci comportiamo nei confronti di situazioni difficili che ci causano nervosismo e ansia.

Allora come dobbiamo reagire alle dosi giornaliere di stress? Dovremmo provare ad accogliere quelle emozioni che molti definiscono “negative”, invece di lavorare, invano, sulla loro rimozione.

Comprendere, accogliere e riutilizzare

Più nello specifico, bisogna, in un primo momento, comprendere e analizzare ciò che ci rende dei soggetti ansiosi e facilmente irritabili. Facciamo un esempio pratico.

Il fatto di avere un vicino di casa rumoroso può essere fonte di stress, perché, a causa di questa situazione, non ci è concesso dormire in pace o facciamo fatica a concentrarci durante il giorno.

Cosa fare? il primo passo è riconoscere l’esistenza del problema. Comprenderne le dinamiche, ed analizzarne l’effetto stressante.

Quello che non dobbiamo fare è cercare di non sentirci stressati, ovvero, chiudere le orecchie e fare finta di niente. Mentre comprendiamo le cause di stress, ci ammorbidiamo, e impariamo ad assumere un atteggiamento aperto al cambiamento.

Soltanto abbracciando la fonte di stress, possiamo capire come fare per liberarcene.

Dunque, il primo passo è: conosci il tuo nemico!

Le cause di stress possono essere un buon trampolino di lancio per le nuove opportunità! Quando siamo stressati il nostro corpo rilascia degli ormoni, come il cortisolo, l’adrenalina e la noradrenalina.

Queste sostanze innescano un aumento della frequenza cardiaca, e, in generale, ci mettono in stato di allerta, mantenendoci pronti ad agire. Ora, sta a noi decidere come utilizzare questa energia in eccesso.

Vogliamo adoperarla per migliorare e crescere oppure no? insomma, invece di reagire testardamente nei confronti dello stress, dovremmo approfittarne e riutilizzare quell’energia in modo funzionale ed intelligente.

Fermatevi un attimo a pensare alla storia del vicino di casa. Come potreste trarre vantaggio da quella situazione? quali sono le azioni e i pensieri che servirebbero a farvi sentire meglio e persino a cambiare le cose in positivo? proteggete quei pensieri, conservate quelle azioni, e scegliete di lavorare in quella direzione. Comprendete, accogliete e riutilizzate.

In sintesi, vorremmo suggerirvi di mettere fine alla guerra contro ciò che vi causa stress, e iniziare a pensare attivamente ai modi per trovare pace, partendo dal riconoscimento di quelle situazioni seccanti.

Ormai è un dato di fatto: a tavola ci si può anche curare. O meglio, si possono gettare le basi per un benessere duraturo.

Siamo ciò che mangiamo, lo sapevano gli antichi e oggi lo riscopriamo anche noi; non bisogna essere scienziati per godere dei benefici di una sana alimentazione, anche se ovviamente la formulazione di un regime alimentare è appannaggio di professionisti.  È sufficiente conoscere le proprietà dei cibi per sfruttarne le potenzialità.

Una categoria particolare di alimenti, che negli ultimi anni ha suscitato crescente attenzione, è quella dei cibi cosiddetti depurativi.

Si tratta di frutta, verdura e spezie che hanno la capacità di pulire il nostro organismo, favorendo l’eliminazione di tossine e altri composti nocivi che introduciamo noi stessi con l’alimentazione o che assumiamo involontariamente dell’ambiente.

Ma prima di parlare di frutta e verdura non si può ignorare la regina della depurazione: l’acqua.

Tutto ha origine dall’acqua

L’acqua è fondamentale per la vita, si consideri che un uomo adulto è composto al 60% circa da acqua.

L’acqua è anche il primo e principale alleato per la depurazione del nostro corpo: un’acqua correttamente mineralizzata, ricca cioè di sostanze utili al nostro benessere quali magnesio e potassio, può aiutare a depurare l’organismo e a eliminare le tossine tramite la funzione urinaria.

Bere almeno 1,5-2 litri al giorno di acqua è importante, anche sotto forma di tisane o tè.

A proposito di tè, un vero elimina-tossine è il tè verde, noto da tempo anche per le sue proprietà antiossidanti in quanto combatte i radicali liberi. Può sostituire il caffè, che invece nonostante la sua bontà non trova posto nella lista degli alimenti che ci aiutano a depurare il corpo.

Il massimo dei benefici lo offre il tè matcha, il re dei tè verdi, che sorpassa di gran lunga quelli nelle tradizionali bustine per quanto riguarda il contenuto di antiossidanti, sali minerali e polifenoli.

Verde, il colore della salute

Se intendete depurarvi tramite ciò che mettete nel piatto, la parola d’ordine è verde: questo è il colore delle verdure con più potenzialità depurative. Crucifere in testa: broccoli, cavolini di Bruxelles, cavoli, verze e cime di rapa si distinguono tutti per il loro contenuto di zolfo e di composti fitochimici che aiutano a disintossicarci dalle tossine.

Il carciofo è usato sin dall’antichità per depurare e rigenerare le cellule del fegato, mentre l’asparago favorisce la diuresi.

Passando ai colori chiari, aglio e cipolla sono un toccasana per la circolazione sanguigna, l’aglio in particolare stimola la produzione epatica di enzimi disintossicanti.

Il limone è da sempre il re dei rimedi naturali per la digestione: il suo elevato contenuto di vitamina C lo rende indicato anche per la depurazione, dato che questa vitamina è indispensabile per catturare le tossine ed eliminarle dall’organismo.

Super food: mito o realtà?

Negli ultimi anni sono stati protagonisti di un vero e proprio bombardamento a livello di marketing: zenzero, curcuma, bacche di Goji e di Acai sembravano poter curare qualsiasi patologia.

Al di là delle esagerazioni, lo zenzero aiuta lo stomaco a eliminare le tossine, la curcuma fa la stessa con il fegato mentre bacche di Goji e di Acai sono ricchissime di antiossidanti e vitamine.

Non fanno miracoli, ma certamente in ottica depurativa un loro consumo regolare è di grande aiuto.

Può sembrare un controsenso parlare dei benefici di praticare un’attività in solitudine in un momento storico come questo, in cui tutti subiamo a vario titolo gli effetti del distanziamento sociale.

Eppure passeggiare da soli, soprattutto in un contesto naturale, può farci bene sotto molti punti di vista e aiutarci a smaltire parte dello stress accumulato in questi difficili mesi.

Già, ma perché? Diciamolo: tutti mordiamo il freno per tornare ad avere una vita sociale normale, come può farci bene isolarci ancora di più? Il motivo è da ascriversi agli effetti che una passeggiata da soli nella natura può avere sul cervello.

Effetti che, per potersi verificare, hanno bisogno di un ingrediente imprescindibile: la silenziosa solitudine. Questa, combinata con la moderata attività fisica, è il segreto del potenziale antistress di una camminata da soli.

Il ruolo dei neurotrasmettitori

Sono l’arma segreta di chi pratica sport con costanza: le endorfine, i neurotrasmettitori della felicità. Queste sostanze chimiche entrano in gioco in maniera importante dopo uno sforzo fisico di una certa durata, procurando una sensazione di euforia e blanda sonnolenza, che in una parola potremmo definire “appagamento”.

Il corpo si assuefa in fretta a questa sensazione di benessere ed è per questo che chi pratica sport a un certo livello, solitamente non riesce a farne a meno.

Le endorfine entrano in gioco anche durante una semplice passeggiata nella natura: camminare all’aria aperta e godersi un bel paesaggio sono attività che ne stimolano il rilascio e allo stesso tempo inibiscono la produzione di cortisolo, l’ormone dello stress per eccellenza.

Ecco perché dopo che avremo svolto una bella passeggiata durante il giorno, alla sera dormiremo meglio: le endorfine e i bassi livelli di cortisolo favoriscono il buon sonno.

Liberare la mente

Se passeggiare, magari a buon ritmo, è salutare anche quando fatto in compagnia di qualcuno, la possibilità di essere da soli e non dover sostenere discorsi di qualsivoglia natura apporta un beneficio in più.

Quando infatti la nostra attenzione non è richiamata da nient’altro – il dialogo con una persona, le notifiche dello smartphone, il cane da gestire al guinzaglio – ci diamo la possibilità di riposare davvero la mente.

Lasciando spazio al flusso libero di pensieri, quella bellissima sensazione a cui si fa riferimento quando si parla di “svuotare la mente”, non siamo più noi a decidere cosa pensare; la mente vaga libera e ciò favorisce l’introspezione. E ci portiamo a casa anche un importante beneficio: l’esercizio fisico moderato migliora la funzionalità di due specifiche aree del cervello, la corteccia prefrontale e l’ippocampo.

La solitudine che sottovalutiamo

Viviamo in un mondo iperconnesso: non ci facciamo più caso, proprio perché… siamo sempre connessi. Ci siamo dimenticati quanto sia benefico – e necessario – stare da soli con noi stessi.
L’essere sempre presenti, sempre disponibili, sempre raggiungibili è fonte di continuo stress per il nostro organismo; concediamoci dunque una camminata rigenerante, da soli, al cospetto della maestosità della natura.

Uno studio inglese ha rilevato le emozioni provate da gruppi di persone che camminavano in contesti differenti: centro commerciale, città, natura. Non sorprenderà il fatto che l’unico gruppo con emozioni di segno positivo era quello che passeggiava immerso nella natura. Emozioni positive, neurotrasmettitori della felicità e sonno ristoratore: per combattere lo stress, basta una bella camminata in compagnia di sé stessi.

La perdita di energia e il senso di spossatezza sono molto comuni, soprattutto per chi conduce una vita frenetica e stressante. Il lavoro, la gestione della famiglia e gli impegni personali sono spesso un carico troppo elevato da gestire.

Se a tutto questo, viene aggiunta anche un’alimentazione scorretta e una mancanza di esercizio fisico per il benessere del corpo e della mente, il carico sembrerà ancora più pesante.

L’importanza di un’alimentazione corretta

Spesso, non si presta molta attenzione a ciò che mangiamo, soprattutto quando il tempo a disposizione per cucinare è poco e non si avrebbe comunque il tempo di godersi il proprio pasto durante la pausa pranzo. Una dieta costituita da cibi preconfezionati è dannosa per il nostro corpo in quanto non introduce gli elementi di cui abbiamo bisogno, tra cui fibre, ferro, vitamine, omega 3 e minerali.

Per evitare di sottoporre il nostro corpo e il nostro cervello a perdite e mancanze di energia durante la giornata, è bene introdurre alimenti nella nostra dieta che forniscano il giusto quantitativo di energia ad ogni pasto. Ad esempio, frutta e verdura a foglia verde forniscono energia che il nostro corpo assumerà immediatamente; germogli e cereali integrali ci forniranno molte vitamine.

Per avere un’idea di quali sono i cibi che forniscono più energia e che quindi non dovrebbero mancare nelle vostre diete, è bene consultare un dietista o il medico di base. In ogni caso, potete dare un’occhiata a questo articolo: chi meglio degli esperti de “Il giornale del cibo” potrebbe consigliare 10 fantastici cibi energetici?

L’esercizio fisico rende più energetici

Sembrerà strano, ma praticare sport ed esercizio fisico regolarmente, ci farà sentire più energici e forti. Oltre all’azione di scarico dello stress attraverso il movimento, l’attività fisica fa produrre al corpo le endorfine: i cosiddetti ormoni della felicità. E lo sappiamo tutti: quando si è felici, si è anche più energici!

Inoltre, è un’idea comune che sottoporre il proprio corpo ad una seduta di allenamento a fine di una giornata piena di impegni e stancante sia sbagliato. In realtà, è dimostrato da moltissimi studi che le persone traggono un beneficio e benessere generale sul corpo e la mente dopo anche solo mezz’ora di esercizio fisico dopo il lavoro o prima di andare a dormire.

E’ infatti noto che chi compie attività fisica, mirata e abitualmente, riesce ad addormentarsi più velocemente di chi compie una vita più sedentaria e che il ciclo del sonno è molto più regolare e completo. Inoltre, grazie al movimento, il cervello riesce letteralmente ad ossigenarsi.

Curiosità e consigli utili

In generale, per ritrovare l’energia e liberarsi del senso di stanchezza è necessario cercare di distribuire il carico in modo ottimale: dedicarsi al benessere della propria persona ogni giorno, magari rilassandosi con un bagno caldo e leggendo un libro; lavorare in modo efficiente durante l’orario di lavoro e supportare corpo e mente con esercizio fisico e alimentazione sana e variegata.

Inoltre, il consumo di alcolici e super alcolici è il vostro peggior nemico quando si tratta di combattere la spossatezza. Queste bevande tendono ad affaticare il fegato e l’apparato digerente, utilizzando più energie del dovuto per la digestione: energie che quindi non saranno disponibili durante la giornata.

E se lo sforzo che facciamo alla cyclette o sul tapis roulant servisse non solo al nostro benessere, ma anche a quello del pianeta? Il mondo del fitness diventa sempre più green grazie a nuove attrezzature ottimizzate energeticamente e una miriade di accessori ecosostenibili.

Un’offerta di mercato sempre più ampia ci consente di dare il nostro contributo alla sostenibilità ambientale. Ecco come l’ora dello sport può fare la differenza per la salute del nostro ecosistema.

Abbigliamento eco-friendly

Ci sono molti accorgimenti che possiamo prendere per rendere le nostre abitudini ecosostenibili, e uno di questi è senz’altro acquistare consapevolmente i nostri indumenti.

Il settore della moda sta ampliando la propria offerta per rispondere alle esigenze di consumatori sempre più consapevoli e anche i grandi marchi hanno dimostrato la loro solidarietà alla lotta contro l’emergenza climatica. Asciugamani di bamboo, magliette biodegradabili e scarpe da ginnastica vegane al 100% sono solo alcuni dei prodotti disponibili sul mercato della moda sportiva ecologica.

I tessuti bio più diffusi sono la canapa, il cotone organico e il poliestere di riciclo. Puoi trovare tutti gli indumenti di cui hai bisogno per allenarti consapevolmente: calzini, leggins, top e shorts. Ormai esiste una versione ecologica per ogni capo del tuo guardaroba sportivo. Basta solo entrare nell’ottica giusta.

Gadget e attrezzature sportive sostenibili

Non dimenticare di salutare la tua vecchia bottiglietta di plastica. Cambiare le nostre abitudini è fondamentale, ed evitare gli sprechi è senz’altro una delle priorità se vuoi diventare uno sportivo che aiuta l’ambiente. Ormai puoi trovare una borraccia ecologica senza nessuna difficoltà.

Avrai solo l’imbarazzo della scelta. La stessa cosa vale per il deodorante: esistono prodotti naturali che ti potrebbero sorprendere per efficacia e funzionalità.
Per gli amanti dello yoga, il tappetino realizzato con materiali riciclabili è un must. E per i frequentatori della palestra, lo sapevate che esistono tecnologie di risparmio energetico applicate agli attrezzi sportivi?

Alcune palestre sono già in grado di generare energia da cyclette e stepper grazie ad appositi convertitori. Per gli amanti dell’outdoor, sappiate che esistono zaini, cappellini e occhiali da sole in linea con le tendenze di moda etica. Ogni sportivo può davvero fare la sua parte.

Cambiare abitudini per sostenere l’ambiente

Alle volte siamo talmente presi dalle nostre abitudini che pensare di cambiarle ci spaventa o ci impigrisce. Eppure potrebbe valerne la pena, come nel caso delle pratiche sportive sostenibili. Preferire attività e palestre all’aria aperto piuttosto che al chiuso è una scelta che ha un impatto positivo sull’ambiente, assieme all’acquisto responsabile di accessori ecologici.

Preferire metodi di spostamento lenti come bicicletta, camminata o corsa è un altro modo per dimostrare la nostra solidarietà al pianeta, così come minimizzare l’uso di automobili e aerei quando è possibile. La sostenibilità è uno stato d’animo oltre che una serie di accessori e prodotti a tua disposizione, e integrare nel tuo guardaroba una t-shirt realizzata con materiali riciclati o organici può essere solo l’inizio di un grande viaggio di scoperta fuori e dentro di te.

Lo sapevi che esistono sul mercato magliette realizzate dal latte che idratano la pelle quando le indossi o canotte fabbricate grazie al riciclo di bottiglie di plastica che sono più elastiche del normale? Il fitness ecologico offre sempre più soluzioni per combattere l’emergenza climatica e anche il tuo viaggio, forse, è appena cominciato.

Tutti conoscono il potere di una buona colonna sonora per indurre la concentrazione o lo studio. O anche solo per passare serenamente una cena tra amici.

Ma forse non hai mai pensato che le cuffiette che ti metti prima di iniziare il tuo workout quotidiano sono uno strumento che realmente migliora le tue performance. Quindi, qual è la correlazione tra sport e musica?

Cosa dice la scienza

Innanzi tutto bisogna chiedersi se è vero che la musica migliora le nostre performance sportive, o se è solo una percezione. Ne è assolutamente convinto il medico Costas Karageorghis, attualmente ricercatore presso la Brunel University, a Londra.

Un esperto nel settore, che in una ricerca pubblicata nel 2011 sulla Rassegna internazionale di psicologia dello sport e dell’esercizio fisico descrive tutti i benefici della musica applicata allo sport.

Per sintetizzare: la musica è “ergogenica”. Ciò significa che “fa venire voglia di fare le cose”: in sostanza, il cervello innesca reazioni fisiologiche nei muscoli. Quindi sì, le performance migliorano davvero. Migliorano al punto che il dottor Costas è stato scelto come consulente per la colonna sonora della Run to the Beat half-marathon di Londra.

Ci sono diversi tipi di ritmo

La velocità del ritmo si percepisce istintivamente, perché il nostro orecchio è ormai abituato a sentire canzoni su diverse piattaforme, in diversi ambienti e pressoché ogni giorno.

In musica il ritmo si misura in bpm, “battiti per minuto”. I bpm sono noti al grande pubblico degli atleti dilettanti, perché si usano anche per la misurazione della frequenza cardiaca, e non è un caso che l’unità di misura sia la stessa.

Infatti se durante un allenamento sportivo la frequenza musicale è impostata correttamente, è addirittura possibile modificare lo sforzo muscolare, e con esso la frequenza cardiaca.

Ma visto che c’è anche chi ascolta Vivaldi durante il workout, va fatta una precisazione: l’abbinamento tra battito cardiaco e musica può essere di due tipi, asincrono e sincrono. Quando il rapporto è asincrono, la musica compare in “sottofondo” e dà un generico benessere psicologico.

A volte invece il ritmo musicale si avvicina a quello del nostro battito, e noi tendiamo istintivamente verso un “sincrono”: ciò significa che siamo spinti, spesso inconsciamente, a svolgere movimenti che sono a ritmo di musica. Vivaldi a questo punto potrebbe non essere più adatto.

Come si sceglie il ritmo giusto

È evidente a questo punto che un atleta può spingere consapevolmente il proprio battito ad andare al ritmo della musica “giusta”. A scegliere il ritmo giusto ci aiuta il dottor Costas Karageorghis con alcuni consigli pratici.

All’inizio, scegliete la musica con un ritmo relativamente lento in modo da non consumare troppa energia psicologica. Scegliete però canzoni che vi stimolino, per il testo o perché vi piace l’artista.

Man mano che l’allenamento procede, è buona cosa cominciare a abbinare il ritmo della musica al vostro ritmo cardiaco di lavoro. Le bpm ottimali sono circa il 5% in più rispetto alla frequenza cardiaca di lavoro. Fermatevi ai 140 bpm, o rischierete un “effetto tetto”: continuando a salire non migliorerete la vostra performance, ma vi stancherete e basta.

Adesso vi chiederete… Come calcolo il ritmo di lavoro? Una soluzione è farsi filmare da un amico, e solo in un secondo momento cercare la musica che si abbina al ritmo del vostro movimento. E se non siete interessati a migliorare le vostre performance… Avete una scusa in più per continuare ad ascoltare buona musica!

Vi sarà capitato, almeno una volta, di uscire con un gruppo di amici o colleghi appena conosciuti. Forse vi sarete accorti di quel ragazzo che fa sempre un mucchio di domande riguardo il luogo in cui organizzerete la cena.

Lui è quello che alle grigliate non viene mai, e che se viene si porta qualcosa da casa. Si tratta sempre di cibi con dei nomi impronunciabili, come seitan, quinoa o tempeh. Cosa sarebbe questo tempeh? E perché quel ragazzo rifiuta sempre il formaggio sulla pasta e il tiramisù a fine pasto?

“Hai qualche allergia?” gli chiedete, dopo averlo visto ordinare l’ennesima pizza alla marinara. Lui si gira, vi sorride, e con un pizzico di condiscendenza vi dice: “No, sono solo vegano!”
Cala il silenzio. Gli altri commensali si voltano verso di voi.

L’hai combinata grossa, dicono i loro sguardi. Adesso comincerà a spiegarti che gli animali sono amici e non cibo, che gli allevamenti intensivi sono il male, che la carne rossa provoca il cancro! Invece quel ragazzo non dice niente. Abbassa la testa, afferra una fetta della sua pizza senza mozzarella e si mette a mangiarla di gusto.

Le domande degli onnivori ai vegani

Il vegetariano, pur non consumando carne e pesce, non disdegna miele, latte, uova e maglioni di lana. Il vegano invece esclude dalla propria vita qualunque cosa provenga da un animale, diminuendo drasticamente il proprio impatto ambientale.

Possono esserci molti motivi dietro questo stile di vita: etica, salute, religione ed ecosostenibilità. Un vegano, nel corso della propria vita, si ritroverà spesso a spiegare ad amici e parenti le proprie motivazioni, soprattutto a quella nonnina che insiste col preparargli la pasta al tonno, perché tanto “non è carne”.

Non importa quanto un vegano possa mostrarsi felice della propria scelta e parlare con orgoglio dell’anidride carbonica che non è stata emessa nell’atmosfera grazie alla sua dieta, prima o poi il conoscente curioso di turno (e non si tratta quasi mai di un dietologo o di un nutrizionista) inizierà a domandare: dove prendi le proteine? Sei pallidino… Non ti manca il ferro? E la vitamina B12?

Il vegano, con un sorriso più o meno sincero, può rispondere di assimilare le proteine e il ferro da legumi e sostituti della carne (quei cibi dai nomi impronunciabili). La vitamina B12 è presente in molti cibi fortificati oppure negli integratori, così come l’omega 3.

“Sì, ho capito” potrebbe rispondere a quel punto l’onnivoro. “Ma vuoi mettere una bistecca vera con una di seitan? E poi cosa credi, che le piante non abbiano sentimenti?”

La risposta dipende molto dal livello di autoironia del vegano in questione. Può andare da un semplice: “Non lo so e non mi interessa”, fino al “Certo che ce li hanno! Per questo io mangio solo i sassi!”

Cosa mangia davvero un vegano?

Ci sono vegani che mangiano quotidianamente pasta al pomodoro, insalata e frutta, mentre altri pranzano con spaghetti al pesto di spinaci, cavolfiore speziato arrostito e tortino di mele cotto in forno.

Molto dipende dalla voglia di cucinare del singolo, come in qualunque tipo di dieta. Per gli onnivori curiosi e i vegani/vegetariani in cerca di ispirazione, Intenet è sempre la risorsa più preziosa, soprattutto quando si tratta di cercare una video ricetta: https://www.wearesovegan.com

In fondo, un vegano non può mangiare una fiorentina, ma non è detto che un onnivoro non possa apprezzare una lasagna al ragù di soia!

Fondato su una filosofia alternativa di ‘lavoro’, lo smart working, o lavoro agile, si sta dimostrando davvero vantaggioso. Sono di natura diversa i punti positivi di questo sistema lavorativo tanto in voga.

Secondo una ricerca del 2019 condotta dall’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, i vantaggi più rilevanti hanno a che fare con il miglioramento dell’equilibrio tra vita professionale e privata, da una parte, e con la crescita della motivazione e del coinvolgimento dei dipendenti, dall’altra.

Nonostante la soddisfazione generale nei confronti dello smart working (attribuibile al 76% dei lavoratori), non bisogna tralasciare quelli che sono i punti critici di questa nuova forma intelligente di lavorare. In questa sede, ad esempio, ci focalizzeremo sugli effetti causati dalla sedentarietà.

L’importanza di fare yoga mentre lavoriamo da remoto
Se è vero che lo smart working potrebbe diventare una buona abitudine, è anche vero che abbiamo bisogno di trovare un modo per far fronte alla riduzione drastica di movimento fisico, che, come sappiamo, potrebbe causare un forte stress emotivo.

Passiamo tante ore seduti alla scrivania, rispondendo alle varie e-mail, inserendo dati nel computer o partecipando a videoconferenze. Capita anche di restare fermi nella stessa postazione lavorativa fatta in casa per più ore di quante ne avevamo programmate in principio: talvolta nemmeno una pianificazione giornaliera accurata del lavoro può aiutarci a non cadere in questo tranello!

Una soluzione efficace che ci permette di distrarci e di lasciar respirare la mente è lo yoga. Essendo appassionati di questa disciplina multifunzionale, vogliamo condividere di seguito alcuni esercizi semplici e accessibili a tutti. Tutto ciò di cui avete bisogno è un tappetino da yoga o un asciugamano.

Il saluto al sole

Avete mai sentito parlare della posizione del cane e di quella del cobra? queste sono soltanto due delle 12 poses che compongono la sequenza dell’Hatha Yoga conosciuta con il nome di Surya Namaskar, o saluto al sole. Secondo la tradizione induista, il sole rappresenta l’anima di tutti gli esseri viventi, per cui è giusto onorarlo. Per questo motivo, questa sequenza motoria dedicata al sole è carica di simbolismo e spiritualità.

Sono tante le versioni praticate, ma tutte includono esercizi di allungamento, contrazioni e affondi. Si tratta di un’attività motoria che attiva i muscoli delle gambe, dell’addome, delle braccia e della schiena. Insomma: una sequenza completa e per lo più perfetta per coloro che non hanno tanto tempo a disposizione.

La respirazione, durante questa pratica così come durante qualsiasi sessione yoga, non è un dettaglio da tralasciare; è, anzi, una parte fondamentale. Ad ogni posizione, infatti, corrisponde un numero di respiri. In particolare, bisogna respirare (inspirando ed espirando dal naso) prima 3, poi 5, ed infine 7 volte.

Controllo ritmico del respiro

A proposito di sequenze di respiri, un altro esercizio yoga ideale per coloro che, lavorando da remoto, sono vittime di un senso di isolamento e di stress emotivo, è il Pranayama. Che cos’è? una pratica che non è volta al movimento, ma è basata su semplici esercizi di respirazione di vario tipo.

Il Pranayama ci aiuta a osservare le nostre emozioni, attraverso il controllo del respiro e della mente, e a ridurre le tensioni mentali. Respirando possiamo davvero rilassare mente e corpo.
Insomma, non vi resta che inspirare ed espirare, prima di tornare di nuovo alla scrivania!

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